| Urlanti all'unisono. |
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| Scritto da Ottavio G. Fogliata |
| Domenica 04 Ottobre 2009 13:54 |
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Oggi non è stato un sabato come tanti. Per circa 300mila persone (secondo dichiarazione della FNSI) è stato il sabato dell’Italia che non dorme, che non ignora e che ricorda quanto triste sia un paese disinformato. E’ stato quel sabato senza febbre e senza sballo. Un sabato come un giorno da non dimenticare, un tre ottobre che quasi insiste a voler riprendere quello del 2008, quando in tanti con il sindacato dell’Unicobas, a Milano, si unirono per mostrare il dissenso verso le decisioni firmate Gelmini. E anche oggi in piazza qualcuno s’è fatto scappare striscioni indirizzati al ministro. Ma è l’Italia questa che è rimasta taciturna per troppo tempo, ha quasi un bisogno naturale di esplodere. Di urlare qualcosa di sensato, come quasi voler andare contromano nel Paese che dai media risulta sempre meno razionale. ![]() E rende fiera tutta la stampa il cartellone di quella ragazza che con un sorriso sincero, donato a Repubblica.it, mostra il suo slogan. «Non essere ascoltati non è una ragione per tacere». Non lo è affatto. Ci fa ancora più felice la vista magnifica resa non tanto dalle statue ma quanto dalla gente accalcata e urlante all’unisono. Sono state diverse le testate giornalistiche che quest’oggi hanno abbandonato i loro uffici per abbracciarsi sotto un sole tiepido. Era quella la piazza del Popolo. Ed oggi lo è stata ancora di più. Diversamente da quanto si può pensare, in piazza non sono scesi i comunisti (vedi ad esemp io i cartelloni contro D’Alema), e nemmeno i “sobillatori di popoli”, ma tanti di quei “farabutti” che per fare resistenza non per forza si sentono in dovere di schierarsi con la Sinistra. Da ricordare, in piazza erano presenti Saviano, l’autore di Gomorra, Serena Dandini (Parla Con Me) e tanti illustri personaggi che a essere chiamati farabutti non ci stanno. Ma in Tv se ne parla poco, l’arduo incarico è stato affidato a Emilio Fede, che di informazione obiettiva se ne intende. Ha affrontato il dibattito in più monologhi tristi, dando l’aria di chi si era innervosito. Ha intervistato solo la gente schierata dalla parte di chi in piazza oggi non è sceso. E tra un talent show e l’altro, e nella presenza quasi egemone di un Emilio Fede che vuole sminuire l’importanza di 300mila persone in piazza, si capisce e comprende che mentre qualcuno urlava “Libertà”, qualcun altro continuava a dormire il sonno della ragione. Lì a Roma oggi il popolo ha scritto una pagina di storia. Una pagina che rischia di non essere mai letta. |
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